Abbigliamento sobrio, spesso di taglio nordico, in cui ogni dettaglio è pensato per il clima e per passare inosservata: lane grosse per trattenere il calore, cappotti lunghi che sfiorano il ginocchio, guanti che coprono sempre le mani. Perfino i suoi stivali, consumati ma ben curati, sembrano parte di un’uniforme silenziosa.
Ciondolo d’ambra sempre al collo, una pietra calda e luminosa che contrasta con il suo guardaroba neutro. È l’unico oggetto che porta con sé in ogni missione, anche nelle zone di guerra, e sembra più un portafortuna che un ornamento. Si dice che, nelle notti più difficili, lo stringa tra le dita come fosse l’unico filo che la ancora a qualcosa di puro.
Diario personale in codice, scritto a mano con un sistema di segni e abbreviazioni che solo lei comprende. Lo aggiorna ogni giorno e lo riscrive completamente ogni settimana, distruggendo le pagine vecchie per non lasciare tracce. È al tempo stesso una mappa delle sue operazioni e un confessionale in cui riversa i pensieri che non può dire a nessuno.
Una calligrafia precisa e inclinata, che mantiene anche sotto stress, come se il controllo della scrittura fosse un esercizio di disciplina mentale.
L’abitudine di osservare le mani degli altri prima di guardarli negli occhi, convinta che le mani rivelino sempre più del volto.